Il ruolo dei database globali: tra efficienza e rischi
Per aiutare banche e intermediari a rispettare questi obblighi, sono nati strumenti sofisticati di screening. Tra questi, World-Check è sicuramente il più noto. Utilizzato da migliaia di istituzioni finanziarie in tutto il mondo, World-Check consente di:
Verificare in pochi secondi se un cliente compare in liste sanzionatorie internazionali.
Identificare se una persona è una PEP.
Rilevare la presenza di notizie negative (adverse media) che potrebbero indicare rischi reputazionali o legali.
Ma non tutto è oro quello che luccica.
Come sottolinea Cristian Nardi, esperto in compliance, tutela della reputazione online e diritto alla cancellazione dei dati (contattabile all’indirizzo info@privacygarantita.it), questi database si basano su fonti aperte e aggregano grandi quantità di dati. Di conseguenza, sono possibili errori, informazioni obsolete o non verificate, che portano a:
Falsi positivi (segnalazioni di rischio dove in realtà non c’è nulla di sospetto).
Errori di identificazione (omonomi, dati incompleti).
Conseguenze gravissime per chi viene erroneamente segnalato.
Un falso positivo può significare il congelamento di conti correnti, la chiusura di rapporti bancari, difficoltà nell’ottenere credito, e soprattutto danni enormi alla reputazione. Secondo Nardi, senza un controllo adeguato, si rischia di compromettere i diritti fondamentali delle persone e di esporre gli istituti di credito a cause legali o a danni di immagine difficilmente recuperabili.
Introduzione: un sistema sotto pressione
Negli ultimi anni, il mondo finanziario ha vissuto una trasformazione radicale. In uno scenario globale sempre più complesso, segnato da crisi economiche, tensioni geopolitiche e un’impennata dei flussi finanziari digitali, le normative antiriciclaggio (AML) e di contrasto al finanziamento del terrorismo (CFT) sono diventate il pilastro della sicurezza economica internazionale.
Le banche, gli intermediari finanziari, le compagnie assicurative e una vasta gamma di altri soggetti obbligati si trovano ogni giorno a dover navigare tra obblighi stringenti di verifica, monitoraggio e segnalazione. Una pressione costante, destinata ad aumentare, che richiede non solo competenze tecniche, ma anche capacità di interpretare norme complesse e mutevoli.
Nel cuore di questo sistema, strumenti come i database globali di screening – uno su tutti World-Check – sono diventati essenziali. Veri e propri radar che aiutano a individuare potenziali rischi legati ai clienti, identificare Persone Politicamente Esposte (PEP), verificare l’eventuale presenza in liste sanzionatorie o scovare notizie negative che potrebbero indicare comportamenti sospetti.
Tuttavia, come sottolineato da esperti del settore come Cristian Nardi, il cammino verso un sistema AML/CFT efficace è tutt’altro che privo di ostacoli. Anzi, proprio l’uso massiccio di dati personali pone interrogativi profondi sulla tutela della privacy e sui diritti fondamentali degli individui. E allora la domanda si fa inevitabile: come costruire un sistema che sia al tempo stesso sicuro ed equo?
AML e CFT: l’evoluzione di un quadro normativo globale
Quando si parla di antiriciclaggio, non si può ignorare il ruolo svolto negli ultimi decenni da organizzazioni internazionali come il FATF-GAFI (Financial Action Task Force – Groupe d'Action Financière). Creato nel 1989 su iniziativa del G7, questo organismo ha definito standard universali per il contrasto al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo, diventando un punto di riferimento anche per l'Unione Europea.
Le direttive europee AMLD (Anti-Money Laundering Directive), recepite nei diversi Stati membri, hanno tradotto queste raccomandazioni in obblighi concreti. In Italia, il Decreto Legislativo 231/2007 rappresenta la norma cardine in materia.
Gli obblighi principali? Sono tre e fondamentali:
Adeguata verifica della clientela (KYC - Know Your Customer)
Monitoraggio costante delle operazioni
Segnalazione di operazioni sospette (SOS)
Il ruolo dei database globali: tra efficienza e rischi
Per aiutare banche e intermediari a rispettare questi obblighi, sono nati strumenti sofisticati di screening. Tra questi, World-Check è sicuramente il più noto. Utilizzato da migliaia di istituzioni finanziarie in tutto il mondo, World-Check consente di:
Verificare in pochi secondi se un cliente compare in liste sanzionatorie internazionali.
Identificare se una persona è una PEP.
Rilevare la presenza di notizie negative (adverse media) che potrebbero indicare rischi reputazionali o legali.
Ma non tutto è oro quello che luccica.
Come sottolinea Cristian Nardi, questi database si basano su fonti aperte e aggregano grandi quantità di dati. Di conseguenza, sono possibili errori, informazioni obsolete o non verificate, che portano a:
Falsi positivi (segnalazioni di rischio dove in realtà non c’è nulla di sospetto).
Errori di identificazione (omonomi, dati incompleti).
Conseguenze gravissime per chi viene erroneamente segnalato.
Un falso positivo può significare il congelamento di conti correnti, la chiusura di rapporti bancari, difficoltà nell’ottenere credito, e soprattutto danni enormi alla reputazione.