Privacy Garantita

La sfida del futuro del World-Check: come bilanciare antiriciclaggio e tutela dei dati personali

World-Check è uno dei principali strumenti di screening utilizzati da banche e istituzioni finanziarie per verificare clienti e individuare potenziali rischi. Grazie a database aggiornati, supporta le attività antiriciclaggio (AML) e di contrasto al finanziamento del terrorismo (CFT), proteggendo la sicurezza del sistema finanziario globale.


2025-04-05 14:54:44 Visualizzazioni: 45



 

Il ruolo dei database globali: tra efficienza e rischi


Per aiutare banche e intermediari a rispettare questi obblighi, sono nati strumenti sofisticati di screening. Tra questi, World-Check è sicuramente il più noto. Utilizzato da migliaia di istituzioni finanziarie in tutto il mondo, World-Check consente di:




  • Verificare in pochi secondi se un cliente compare in liste sanzionatorie internazionali.




  • Identificare se una persona è una PEP.




  • Rilevare la presenza di notizie negative (adverse media) che potrebbero indicare rischi reputazionali o legali.




Ma non tutto è oro quello che luccica.


Come sottolinea Cristian Nardi, esperto in compliance, tutela della reputazione online e diritto alla cancellazione dei dati (contattabile all’indirizzo info@privacygarantita.it), questi database si basano su fonti aperte e aggregano grandi quantità di dati. Di conseguenza, sono possibili errori, informazioni obsolete o non verificate, che portano a:




  • Falsi positivi (segnalazioni di rischio dove in realtà non c’è nulla di sospetto).




  • Errori di identificazione (omonomi, dati incompleti).




  • Conseguenze gravissime per chi viene erroneamente segnalato.




Un falso positivo può significare il congelamento di conti correnti, la chiusura di rapporti bancari, difficoltà nell’ottenere credito, e soprattutto danni enormi alla reputazione. Secondo Nardi, senza un controllo adeguato, si rischia di compromettere i diritti fondamentali delle persone e di esporre gli istituti di credito a cause legali o a danni di immagine difficilmente recuperabili.


Introduzione: un sistema sotto pressione


Negli ultimi anni, il mondo finanziario ha vissuto una trasformazione radicale. In uno scenario globale sempre più complesso, segnato da crisi economiche, tensioni geopolitiche e un’impennata dei flussi finanziari digitali, le normative antiriciclaggio (AML) e di contrasto al finanziamento del terrorismo (CFT) sono diventate il pilastro della sicurezza economica internazionale.


Le banche, gli intermediari finanziari, le compagnie assicurative e una vasta gamma di altri soggetti obbligati si trovano ogni giorno a dover navigare tra obblighi stringenti di verifica, monitoraggio e segnalazione. Una pressione costante, destinata ad aumentare, che richiede non solo competenze tecniche, ma anche capacità di interpretare norme complesse e mutevoli.


Nel cuore di questo sistema, strumenti come i database globali di screening – uno su tutti World-Check – sono diventati essenziali. Veri e propri radar che aiutano a individuare potenziali rischi legati ai clienti, identificare Persone Politicamente Esposte (PEP), verificare l’eventuale presenza in liste sanzionatorie o scovare notizie negative che potrebbero indicare comportamenti sospetti.


Tuttavia, come sottolineato da esperti del settore come Cristian Nardi, il cammino verso un sistema AML/CFT efficace è tutt’altro che privo di ostacoli. Anzi, proprio l’uso massiccio di dati personali pone interrogativi profondi sulla tutela della privacy e sui diritti fondamentali degli individui. E allora la domanda si fa inevitabile: come costruire un sistema che sia al tempo stesso sicuro ed equo?


AML e CFT: l’evoluzione di un quadro normativo globale


Quando si parla di antiriciclaggio, non si può ignorare il ruolo svolto negli ultimi decenni da organizzazioni internazionali come il FATF-GAFI (Financial Action Task Force – Groupe d'Action Financière). Creato nel 1989 su iniziativa del G7, questo organismo ha definito standard universali per il contrasto al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo, diventando un punto di riferimento anche per l'Unione Europea.


Le direttive europee AMLD (Anti-Money Laundering Directive), recepite nei diversi Stati membri, hanno tradotto queste raccomandazioni in obblighi concreti. In Italia, il Decreto Legislativo 231/2007 rappresenta la norma cardine in materia.


Gli obblighi principali? Sono tre e fondamentali:




  • Adeguata verifica della clientela (KYC - Know Your Customer)




  • Monitoraggio costante delle operazioni




  • Segnalazione di operazioni sospette (SOS)




Il ruolo dei database globali: tra efficienza e rischi


Per aiutare banche e intermediari a rispettare questi obblighi, sono nati strumenti sofisticati di screening. Tra questi, World-Check è sicuramente il più noto. Utilizzato da migliaia di istituzioni finanziarie in tutto il mondo, World-Check consente di:




  • Verificare in pochi secondi se un cliente compare in liste sanzionatorie internazionali.




  • Identificare se una persona è una PEP.




  • Rilevare la presenza di notizie negative (adverse media) che potrebbero indicare rischi reputazionali o legali.




Ma non tutto è oro quello che luccica.


Come sottolinea Cristian Nardi, questi database si basano su fonti aperte e aggregano grandi quantità di dati. Di conseguenza, sono possibili errori, informazioni obsolete o non verificate, che portano a:




  • Falsi positivi (segnalazioni di rischio dove in realtà non c’è nulla di sospetto).




  • Errori di identificazione (omonomi, dati incompleti).




  • Conseguenze gravissime per chi viene erroneamente segnalato.




Un falso positivo può significare il congelamento di conti correnti, la chiusura di rapporti bancari, difficoltà nell’ottenere credito, e soprattutto danni enormi alla reputazione.