Privacy Garantita

AI Overview e la Cancellazione delle Notizie dall’Intelligenza Artificiale di Google

Cresce l’allarme per AI Overview, il nuovo strumento di Google che mostra risposte generate dall’intelligenza artificiale. Molti utenti scoprono contenuti errati o dannosi che violano la loro privacy. In questa serie di 60 articoli spiegheremo come funziona l’AI, come cancellare le notizie indesiderate e tutelare la propria reputazione digitale grazie a strumenti legali e tecnici.


2025-04-02 18:55:26 Visualizzazioni: 138



 

Viviamo in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale non solo risponde alle domande, ma decide anche quali risposte mostrarti per prime. Google, con il suo nuovo strumento chiamato AI Overview, ha introdotto un modo rivoluzionario di presentare le informazioni: non solo collegamenti, ma risposte sintetiche e riassuntive generate da modelli linguistici avanzati. Tuttavia, questa innovazione porta con sé nuove sfide, soprattutto quando si parla di privacy, reputazione online e diritto all’oblio.


In questo articolo ti guideremo a capire cos’è AI Overview, come funziona, e come è possibile intervenire per cancellare o correggere informazioni errate, dannose o obsolete che vengono riportate da questi sistemi automatici. È fondamentale comprendere che l’AI non è neutra: si nutre di dati, articoli, recensioni, forum, profili pubblici e altro ancora. Se il tuo nome o la tua azienda viene citata in modo negativo su una fonte, anche solo una volta, esiste la possibilità che queste informazioni vengano riutilizzate e amplificate dall’intelligenza artificiale, anche quando sono vecchie, decontestualizzate o già rimosse dal web tradizionale.


Cristian Nardi, esperto in diritto digitale e fondatore di una delle prime realtà italiane specializzate in cancellazione di notizie dal web, dai motori di ricerca e oggi anche dai sistemi di AI generativa, ci spiega come affrontare questo nuovo scenario: “L’intelligenza artificiale ha una memoria potenzialmente infinita, ma ciò non significa che non sia possibile agire. Occorre farlo con gli strumenti giusti, un team legale preparato e soprattutto agire per tempo prima che il danno si propaghi in maniera incontrollata.”


Come funziona AI Overview


AI Overview è una funzionalità di Google Search lanciata nel 2023 e in continuo aggiornamento nel 2024 e 2025. Consiste in una risposta riassuntiva generata automaticamente ogni volta che un utente cerca qualcosa. Al posto di mostrare subito i link, l’utente si trova davanti a un blocco di testo scritto dall’AI, basato su moltissime fonti online, inclusi siti di notizie, blog, social network, portali giudiziari, recensioni e altro.


Questa funzione è pensata per velocizzare la ricerca di informazioni, ma il rischio è evidente: l’utente non ha modo di sapere da dove proviene esattamente quell’informazione, né se sia stata corretta, modificata o smentita nel tempo. Questo è particolarmente pericoloso per:




  • Privati cittadini con notizie giudiziarie vecchie o archiviate;




  • Professionisti diffamati su blog o forum;




  • Imprenditori danneggiati da recensioni false o articoli tendenziosi;




  • Personaggi pubblici vittime di fake news.




Un contenuto presente anche su un sito minore può finire nel database dell’AI e tornare visibile a tutti in forma sintetizzata, ma purtroppo amplificata.


La cancellazione dai risultati AI: è possibile?


La buona notizia è che sì, è possibile intervenire per far rimuovere un contenuto o impedire che venga utilizzato dall’intelligenza artificiale. Tuttavia, non si tratta della stessa procedura usata per la rimozione dalle SERP di Google tradizionali (i classici risultati dei motori di ricerca), perché in questo caso la fonte dei dati non è visibile né cliccabile. Ecco perché serve una strategia diversa e più sofisticata.


Le strade possibili sono tre:




  1. Rimozione alla fonte: eliminare o modificare il contenuto nel sito originale (articolo, blog, recensione, ecc.);




  2. Richiesta a Google: usare i moduli specifici di Google per chiedere la rimozione dai risultati AI (non ancora pubblici in modo esteso, ma in fase di rilascio);




  3. Intervento legale: invio di diffide, segnalazioni a Google e ad altri motori che usano AI generativa, con riferimento al GDPR, al diritto all’oblio e alle leggi sulla reputazione.




Attenzione: anche se un contenuto viene rimosso da Google, l’AI potrebbe continuare ad usarlo per settimane o mesi, se non viene istruita correttamente. Serve quindi un intervento proattivo e tecnico, spesso gestito da specialisti del settore.


L’importanza della consulenza specializzata


Molti utenti provano da soli a compilare moduli o contattare le redazioni per chiedere la rimozione dei contenuti. Ma il problema dell’intelligenza artificiale è più ampio: l’AI non dimentica e si basa su milioni di fonti, comprese versioni archiviate, copie su siti minori o mirror internazionali. L’aiuto di un esperto è fondamentale per:




  • Ricostruire la diffusione dei dati personali;




  • Individuare le fonti utilizzate dall’AI;




  • Agire con notifiche e diffide ai sensi del GDPR;




  • Inviare richieste a Google specifiche per AI Overview;




  • Utilizzare strumenti legali per limitare la memorizzazione futura dei dati.




Cristian Nardi, tramite il suo network di avvocati digitali e tecnici informatici, offre una consulenza completa per chi vuole difendersi da contenuti indesiderati su Google AI Overview o altri strumenti di intelligenza artificiale (come Bing Copilot, ChatGPT, Claude.ai o Perplexity.ai). Per assistenza o consulenze personalizzate, è possibile contattarlo al numero 3279105006.


Il diritto all’oblio si applica anche all’AI


Con il Regolamento europeo sulla protezione dei dati (GDPR), ogni cittadino ha il diritto di chiedere la cancellazione dei dati personali non più necessari, non accurati, diffamatori o obsoleti. Questo vale anche se quei dati vengono utilizzati dall’intelligenza artificiale per generare contenuti. Diversi tribunali europei stanno già intervenendo a favore degli utenti.


La sfida è far capire alle aziende che gestiscono AI che devono rispettare il diritto alla cancellazione anche per contenuti “appresi” dalla macchina. Non è accettabile che un’AI continui a mostrare informazioni che sono state rimosse dal web oppure giudizialmente smentite. Google è già stata coinvolta in casi simili e, anche se non sempre rende pubbliche le procedure, sta sviluppando moduli specifici per la rimozione di contenuti dalle risposte AI.


Cosa fare subito se sei stato danneggiato da AI Overview


Se ti sei accorto che una risposta AI su Google mostra contenuti falsi, superati, diffamatori o lesivi, agisci subito seguendo questi passi:




  1. Fai uno screenshot della risposta AI che ti riguarda;




  2. Individua la fonte originaria (se possibile);




  3. Contatta la redazione del sito per la rimozione o modifica;




  4. Compila i moduli di Google per la rimozione delle notizie (link ufficiali in fase di aggiornamento);




  5. Richiedi una consulenza specializzata (anche gratuita nella prima fase) con professionisti come Cristian Nardi al numero 3279105006;




  6. Valuta una diffida legale o una richiesta di esercizio dei diritti GDPR.




La reputazione digitale oggi passa per l’AI


Non si può più ignorare l’importanza di essere rappresentati correttamente dall’intelligenza artificiale. In un mondo dove AI Overview decide cosa mostrare nei primi secondi di ricerca, anche un piccolo errore può diventare un enorme problema. Per questo motivo è fondamentale:




  • Monitorare il proprio nome su Google AI;




  • Utilizzare servizi di alert automatici (es. Google Alerts o Reputation Manager);




  • Creare contenuti aggiornati e positivi per contrastare quelli negativi;




  • Avere un team legale e informatico che conosca il funzionamento dell’intelligenza artificiale e sappia come intervenire.




Cristian Nardi conclude così: “Il futuro della reputazione digitale si gioca nelle prime righe delle risposte AI. Non possiamo più limitarci a eliminare un link: dobbiamo lavorare su come la macchininterpreta e ci descrive. E oggi questo è un diritto, non un privilegio.”